Dire “gli Ordinals sono spazzatura” è come dire “i contenitori di plastica sono immondezza”.
La spazzatura non si decide in base al contenitore, ma al contenuto.
Chi riduce le inscriptions a “solo JPEG” pecca di approssimazione (quando non di ignoranza):
i cosidetti "dati arbitrari" di un’inscription o un OP_RETURN possono essere JPEG, ma anche un hash di un documento, un contratto, un commitment crittografico, un timestamp, un certificato o dati strutturati di altro tipo.
Fortunatamente chi voleva bloccare tutti i tipi di contenitori a prescindere dal contenuto ha fallito.
E questo è un bene, perché “spazzatura” (o spam) è un giudizio di valore, non un fatto tecnico.
Per contro non esiste nel protocollo una definizione oggettiva di “transazione puramente economica”.
Bitcoin è governato dal consenso convergente sulle regole validate, dalla sicurezza (hashrate) e dal valore economico. BIP-110 ha fallito su tutti e tre i fronti perché basato su presupposti ideologici in contrasto con l’adozione permissionless.
Bitcoin non ha un’autorità che decide “cosa è economico abbastanza”.
Chi vuole purezza assoluta è costretto a definire regole sempre più arbitrarie e centralizzate, contraddicendo lo spirito stesso del sistema.
I miner includono ciò che paga di più; i nodi possono filtrare a livello di policy (mempool), ma non a livello di consensus.
Tentare di imporre una definizione di purezza delle transazioni significa introdurre censura soggettiva: oggi si bloccano le inscriptions, domani un commitment crittografico, un OP_RETURN di OpenTimestamps, una transazione multisig con timelock o un albero di script Taproot.
La censura - sia sui contenitori sia sui contenuti - è destinata a fallire.
Se si potesse fare agevolmente, verrebbe applicata domani alle transazioni di privacy e dopodomani a quelle di persone o paesi sgraditi.
Fortunatamente Bitcoin ha gli anticorpi contro queste derive
Mauro
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