COMUNICATO DI MILLION MARIJUANA MARCH A SOSTEGNO DI FUCK REMIGRATION
13 GIUGNO – h 15.00 ROMA – COLOSSEO → PIAZZA VITTORIO.
Avevamo previsto di partecipare alla giornata di mobilitazione del 13 giugno contro il cosiddetto “Remigration Summit” con una Street Parade antiproibizionista e antirazzista, portando nelle strade di Roma i nostri carri sound, la nostra musica e le modalità che da 25 anni caratterizzano la Million Marijuana March.
La Questura ha però negato l'autorizzazione a un ulteriore percorso di manifestazione all'interno della giornata del 13 giugno. Per questo, con grande dispiacere, siamo costretti ad annullare la nostra Street Parade.
Resta invece ancora più forte l'invito a partecipare alle mobilitazioni e alle contromanifestazioni contro questo raduno dell’estrema destra europea, costruito attorno a un’idea violenta, razzista e incompatibile con i principi costituzionali di uguaglianza e dignità umana.
Come Million Marijuana March esprimiamo il nostro pieno sostegno alle mobilitazioni e alle contromanifestazioni promosse contro questo appuntamento e invitiamo tutte e tutti a partecipare.
Dietro la parola “remigrazione” si nasconde infatti un progetto politico fondato su espulsione, discriminazione e segregazione sociale. Non possiamo accettare che Roma diventi la vetrina di chi alimenta xenofobia, deportazioni, suprematismo e politiche autoritarie.
Per questo riteniamo importante che le strade della città si riempiano di corpi, voci, musica, colori e pratiche di libertà. È necessario affermare una visione opposta a quella proposta dall'estrema destra: una città fondata sull'incontro invece che sull'esclusione, sulla solidarietà invece che sulla paura, sull'autodeterminazione invece che sul controllo.
Nel contesto delle mobilitazioni internazionali che in molti paesi si sono riconosciute nello slogan "No Kings", anche noi rivendichiamo un'idea semplice: nessun re, nessun padrone.
Le mobilitazioni che si sono riconosciute in questo slogan esprimono un rifiuto comune delle derive autoritarie, del razzismo, delle economie di guerra, della devastazione ecologica e di ogni modello di potere fondato sul controllo delle vite delle persone.
Quello che affrontiamo non è un insieme di problemi separati, ma un sistema globale che produce esclusione, repressione, sfruttamento e disuguaglianza attraverso strumenti diversi ma profondamente connessi tra loro. Il proibizionismo, il razzismo istituzionale, la criminalizzazione della povertà, la guerra, la devastazione ambientale e la costruzione di nuovi confini sono manifestazioni differenti della stessa logica di dominio.
In questo quadro, la questione delle droghe, e della cannabis in particolare, non è affatto marginale. Il proibizionismo rappresenta uno degli strumenti più evidenti di questo sistema: alimenta economie criminali e narcomafie, sottrae controllo e sicurezza alle sostanze, produce danni sanitari invece di prevenirli, giustifica politiche repressive e colpisce in modo selettivo le fasce più vulnerabili della popolazione. Si intreccia inoltre storicamente con il razzismo istituzionale, la marginalizzazione sociale e la gestione securitaria delle migrazioni.
In Italia questo approccio si è ulteriormente irrigidito attraverso una lunga sequenza di misure securitarie e repressive: dal decreto anti-rave al decreto Caivano fino al nuovo decreto sicurezza. Provvedimenti che hanno ampliato gli strumenti repressivi, introdotto nuove fattispecie di reato, limitato spazi di agibilità sociale e rafforzato una cultura politica fondata sulla punizione e sulla marginalizzazione.
Dentro questa stessa impostazione rientrano anche le norme che colpiscono la canapa industriale e l'intera filiera della cannabis light, criminalizzando ancora una volta produzioni, lavoro e pratiche sociali legate a una pianta che continua a essere trattata come un problema di ordine pubblico invece che come una questione sociale, sanitaria e di libertà. Anche le recenti modifiche al Codice della strada vanno nella stessa direzione, introducendo logiche punitive persino in assenza di un reale stato di alterazione o di pericolo.
A tutto questo si aggiunge il fallimento evidente della risposta penale.
Il nuovo rapporto di Antigone sulle carceri italiane descrive un sistema penitenziario in grave emergenza strutturale. Le visite di monitoraggio effettuate evidenziano un sovraffollamento cronico, con oltre 64.000 persone detenute a fronte di circa 46.000 posti disponibili.
A incidere in modo decisivo è anche il ricorso sempre più esteso alla detenzione per reati legati agli stupefacenti: circa un terzo della popolazione detenuta si trova in carcere per queste fattispecie. Un dato che mostra quanto il proibizionismo contribuisca direttamente all'affollamento carcerario.
Il rapporto segnala inoltre un progressivo irrigidimento del regime detentivo, con sempre meno accesso a socialità, lavoro e formazione. Il carcere si allontana così dalla funzione rieducativa prevista dalla Costituzione, mentre aumentano tensioni, aggressioni e recidiva.
Il quadro che emerge è quello di un sistema segnato da sovraffollamento, abuso della detenzione e panpenalismo, utilizzato come risposta a marginalità sociale e reati legati alle droghe senza produrre maggiore sicurezza né ridurre la recidiva.
DALLA LEGALIZZAZIONE ALLA LIBERAZIONE
Non si tratta soltanto di chiedere la regolamentazione della cannabis, ma di mettere in discussione l'intero paradigma proibizionista come dispositivo di controllo sociale.
DAL CONSUMO ALLA GIUSTIZIA SOCIALE
La libertà individuale è inseparabile dalla lotta contro le disuguaglianze, il razzismo istituzionale, la marginalizzazione e le politiche securitarie.
CONTRO RAZZISMO E REMIGRAZIONE
Le stesse istituzioni che criminalizzano una pianta alimentano campagne d'odio contro migranti, persone razzializzate, poveri e soggettività marginalizzate. La remigrazione non è un concetto neutro: è il tentativo di rendere accettabili espulsione e segregazione attraverso un nuovo linguaggio dell'estrema destra.
DALLA CRITICA SETTORIALE ALLA VISIONE SISTEMICA
Il proibizionismo è parte dello stesso sistema che alimenta guerre, devastazione ecologica e sfruttamento. Un'economia che criminalizza una pianta è la stessa che legittima modelli distruttivi fondati su fossili, confini, repressione ed estrazione indiscriminata.
DAL SIMBOLO ALLA PRATICA POLITICA
La cannabis diventa simbolo di un'alternativa possibile, fondata su cura, riduzione del danno, mutualismo, sostenibilità e libertà collettiva.
La Million Marijuana March continua a riconoscersi in questo spazio di convergenza tra movimenti antiproibizionisti e lotte ecologiche, tra pratiche antifasciste e rivendicazioni per i diritti civili, tra opposizione alle economie di guerra e critica ai dispositivi repressivi, tra mutualismo sociale e resistenza ai nuovi autoritarismi europei.
Il 13 giugno sosteniamo tutte le persone che sceglieranno di opporsi a razzismo, fascismi e autoritarismi e di costruire una risposta collettiva fondata sulla solidarietà, sulla libertà e sulla giustizia sociale.
Vogliamo una città aperta e attraversata dalle differenze, non dai confini. Una città che rifiuti l'odio e la discriminazione e che continui a difendere diritti, dignità e autodeterminazione.
Dalla Palestina ai territori attraversati da guerre, occupazioni e repressione, continuiamo a schierarci al fianco dei popoli che lottano per la libertà e contro ogni forma di oppressione.
Non è solo una manifestazione.
È una presa di posizione.
Nessun re. Nessun padrone.
Contro proibizionismo, razzismo e fascismi.
Per libertà, diritti e autodeterminazione.
Immaginate di ricevere ogni mese, con la massima certezza, un versamento in contanti sul vostro conto corrente. Senza condizioni. Senza dover dimostrare di essere disoccupati, senza clausole nascoste e senza dover affrontare alcun labirinto burocratico.
Non si tratta di un sussidio di povertà, né di di un aiuto di emergenza di quelli che arrivano troppo tardi. Si tratta del #RedditoDiBase : un'indennità monetaria che tutti i cittadini riceverebbero, dal giorno della nascita fino alla morte, semplicemente per il fatto di essere residente e cittadino.
In un mondo che cambia a un ritmo vertiginoso, dove l’intelligenza artificiale e la robotica minacciano migliaia di posti di lavoro e dove la precarietà è già la norma, è necessario mettere sul tavolo soluzioni coraggiose all’altezza della sfida.
Per comprendere appieno la proposta e smantellare i pregiudizi, occorre concentrarsi su tre caratteristiche che la rendono unica:
Universale: viene erogato a tutti. Sia al vicino in difficoltà che all’imprenditore più ricco della regione. Ciò elimina lo stigma sociale legato al ricevere “aiuti” ed evita che qualcuno venga escluso a causa di un errore burocratico. Ciò significa anche che chi guadagna di più paga più tasse per finanziarlo.
Individuale: non viene calcolato per nucleo familiare o famiglia, ma per persona. Ciò garantisce un'autonomia fondamentale, soprattutto per le donne o i giovani che vogliono emanciparsi e che oggi dipendono economicamente da altri.
Incondizionato: non è richiesto nulla in cambio. Si può lavorare, cercare lavoro o studiare; il reddito di base non si perde mai. È un diritto di nascita, non un premio per la vulnerabilità.
In sintesi, il #RedditoDiBaseUniversale mira a garantire il diritto di esistere con dignità. È uno strumento di libertà che ci permetterebbe di vivere con meno ansia, ridurre o eliminare la povertà, guardare al futuro con speranza e, soprattutto, decidere più liberamente che tipo di lavoro e di vita vogliamo costruire nei nostri paesi e nelle nostre città.
- Sergi Raventós, sociologo e assistente sociale

"Imaginar el futur sense por: què és la Renda Bàsica?". Per Sergi Raventós - elBaix.cat
#UBI
#UniversalBasicIncome