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Mauro
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maurop 2 days ago
Dire “gli Ordinals sono spazzatura” è come dire “i contenitori di plastica sono immondezza”. La spazzatura non si decide in base al contenitore, ma al contenuto. Chi riduce le inscriptions a “solo JPEG” pecca di approssimazione (quando non di ignoranza): i cosidetti "dati arbitrari" di un’inscription o un OP_RETURN possono essere JPEG, ma anche un hash di un documento, un contratto, un commitment crittografico, un timestamp, un certificato o dati strutturati di altro tipo. Fortunatamente chi voleva bloccare tutti i tipi di contenitori a prescindere dal contenuto ha fallito. E questo è un bene, perché “spazzatura” (o spam) è un giudizio di valore, non un fatto tecnico. Per contro non esiste nel protocollo una definizione oggettiva di “transazione puramente economica”. Bitcoin è governato dal consenso convergente sulle regole validate, dalla sicurezza (hashrate) e dal valore economico. BIP-110 ha fallito su tutti e tre i fronti perché basato su presupposti ideologici in contrasto con l’adozione permissionless. Bitcoin non ha un’autorità che decide “cosa è economico abbastanza”. Chi vuole purezza assoluta è costretto a definire regole sempre più arbitrarie e centralizzate, contraddicendo lo spirito stesso del sistema. I miner includono ciò che paga di più; i nodi possono filtrare a livello di policy (mempool), ma non a livello di consensus. Tentare di imporre una definizione di purezza delle transazioni significa introdurre censura soggettiva: oggi si bloccano le inscriptions, domani un commitment crittografico, un OP_RETURN di OpenTimestamps, una transazione multisig con timelock o un albero di script Taproot. La censura - sia sui contenitori sia sui contenuti - è destinata a fallire. Se si potesse fare agevolmente, verrebbe applicata domani alle transazioni di privacy e dopodomani a quelle di persone o paesi sgraditi. Fortunatamente Bitcoin ha gli anticorpi contro queste derive
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maurop 2 months ago
Invece di avere governi che ci mettono un'identità digitale, forse dovremmo essere noi ad avere un'identità digitale su di loro, per tracciare chi incontrano, chi fa pressioni su di loro e come spendono i nostri soldi. Non sono loro a possederci. Siamo noi a possedere loro. View quoted note →
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maurop 1 year ago
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maurop 1 year ago
Un articolo dell'Huffington Post di oggi titola: "Chi investe in Bitcoin tenga presente una storiella: quella di JP Morgan e il lustrascarpe". La storiella narra che nel 1929, J.P. Morgan, uno dei più celebri banchieri, si sentì rivolgere dal suo lustrascarpe la domanda: "È un buon momento per investire in Borsa?". Pur non rispondendo, Morgan rimase turbato dal fatto che persino il suo lustrascarpe fosse interessato al mercato azionario, tanto da decidere di vendere tutte le sue azioni. Di lì a poco, Wall Street e le borse occidentali crollarono rovinosamente. Non è una storia campata per aria con i Bitcoin. Fatevelo dire da un massimalista Bitcoin di lunga data: se il vostro unico interesse per Bitcoin è il suo prezzo, se comprate Bitcoin per rivenderlo a breve nella speranza di fare tanti soldi (fiat), potete farvi male. È successo tante volte, ad esempio con internet e la bolla delle "dot-com", società i cui titoli andavano alle stelle per poi crollare in brevissimo tempo. È successo ad Amazon nell'ottobre del 2001 con una velocissima perdita del 95,13% dai massimi. Ed è successo a Bitcoin. Diverse volte. Quando tutti sono colpiti dalla febbre della speculazione, il livello di guardia sta per essere superato. Questo vuol dire che Bitcoin è solo speculazione, uno schema Ponzi? No, così come internet non è scomparso con la bolla delle dot-com, anzi è diventato uno strumento ormai imprescindibile della nostra vita. E così deve essere considerato Bitcoin: se non siete degli speculatori, se non sapete fare speculazione, vi potete fare male. Troppe volte ho visto persone comprare Bitcoin ai massimi e poi correre a vendere con la paura negli occhi quando il controvalore scendeva troppo velocemente. Pentendosi prima per aver comprato, e poi per aver venduto. Bitcoin è qui per rimanere, per cambiare il mondo come internet ha cambiato il mondo. Ma bisogna imparare a conoscerlo. Studiando, per chi ha la passione, l'entusiasmo. O usandolo, man mano che verrà adottato per consentirci di fare cose che oggi abbiamo difficoltà anche solo ad immaginare. L'articolo dell'HuffPost: